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La destra sceglie Alberto Sordi, Gasparri contro una battuta di Nanni Moretti: “Si scusi”

MondoLa destra sceglie Alberto Sordi, Gasparri contro una battuta di Nanni Moretti: “Si scusi”

ROMA – “Io sono ancora arrabbiato con Nanni Moretti che con supponenza ha fatto la battuta ‘vi meritate Alberto Sordi’. In realtà siamo stati privilegiati nel meritarci Alberto Sordi”. È Maurizio Gasparri che parla. Il suo convegno su ‘Alberto Sordi l’Arcitaliano. L’italiano medio ieri e oggi: l’attualità dei personaggi dell’indimenticabile attore romano’ ha fatto il pienone. Son passati cinquant’anni da quella scena di ‘Ecce bombo’ in cui Nanni Moretti sbotta a sentire certe chiacchiere da bar: “Rossi e neri sono tutti uguali? Ma che siamo in un film di Alberto Sordi? Te lo meriti Alberto Sordi!”. Gasparri che ce l’ha ancora legata al dito: “Credo che Moretti dovrebbe ritrattare quella battuta”. Seriamente.

“ALBERTO SORDI L’ARCITALIANO’: IL CONVEGNO NELLA VILLA DOVE L’ATTORE VISSE

L’appuntamento è organizzato dalla fondazione Italia protagonista nella villa dove Sordi visse, a piazzale Numa Pompilio, tra Caracalla e porta San Sebastiano. Sordi stava al primo piano, la sorella al secondo, mentre al piano terra c’era il cinema privato, dove l’attore invitava amici e amiche per guardare assieme le sue pellicole. Quando firmava un contratto ci faceva aggiungere la clausola che una copia fosse tutta per lui, così da poterla proiettare tra le mura di casa. Sulle poltrone si sono accomodate star italiane e internazionali del grande schermo. Jack Lemmon e Walter Matthau erano suoi fan.

Il convegno va in scena giovedì 15 gennaio. Per alcuni e alcune inizia nel primo pomeriggio, con una visita privata alla residenza. Poi, alle 18, tutti in sala cinema. Sul palco con Gasparri ci sono Enrico Vanzina e Luca Verdone, sceneggiatore e regista, che con Sordi hanno lavorato e conosciuto bene. Seguono due ore di aneddoti e ricordi, qualche spezzone di film è un po’ di musica. Carriera e vita privata di ‘Albertone’, che fu vigile e marchese, medico e impiegato, geometra e soldato.

I RICORDI DI ENRICO VANZINA

Vanzina, che conobbe Sordi da ragazzino grazie al papà Steno, è un libro dei ricordi: la cena a New York a casa di Susanna Agnelli con Andy Wharol che vuole conoscere Sordi per intervistarlo; la cartolina che l’attore gli spedì da Kansas City, romano in America per una volta. O di quando per allontanare da sé le dicerie di essere un tirchio raccontò proprio a Vanzina che la cagna di casa, Domenica, era morta perché gli aveva dato troppo cibo: “Daje da magnà, daje da magnà…boom, è scoppiata!”.

“Lui- racconta ancora lo sceneggiatore- era un medio borghese, con le sue fragilità e il suo conformismo. Nella vita privata era anche cattivo. Fulminante nel giudizio sulle persone. Pozzetto, con cui lavoravo, voleva conoscere Sordi e io organizzai una cena. ‘Buonasera Alberto’, disse Pozzetto. E Alberto: ‘Ma tu sei Cochi o sei Renato?’. Di una violenza micidiale”.

Sordi, sottolinea Vanzina, “ha guardato gli italiani molto molto bene e li ha portati sullo schermo. È successo che gli italiani hanno cominciato a imitare Sordi che imitava gli italiani. Una cosa stupefacente. Con la sua morte è finita l’epoca in cui gli italiani si prendevano in giro, ridevano di se stessi”.

GIGI MARZULLO: “SORDI UNA SINTESI POTENTE DEGLI ITALIANI”

Coordina il convegno Gigi Marzullo, che osserva: “Sordi non rappresenta un modello ma una sintesi potente degli italiani. Colui che si adatta a tutto, che cambia maschera a seconda della convenienza: servile e arrogante, patriota e opportunista, vittima e carnefice”.

Luca Verdone, regista e fratello di Carlo, apprezza “il coraggio di essere sempre se stesso” di Sordi, “di irridere e sbeffeggiare. Il coraggio di rischiare di non piacere sempre al pubblico, interpretando personaggi sgradevoli e antipatici, ma rendendoli simpatici. Maschera di una romanità immortale”.

Ricorda che “per anni fu bollato dai partiti di sinistra come un personaggio reazionario. Ma quale reazionario, lui diceva impunemente la sua opinione, non la nascondeva, riusciva sempre a essere se stesso. E con ‘Detenuto in attesa di giudizio’ fa una delle prime denunce delle malefatte della magistratura. E ce ne sono state tante di malefatte dei giudici in Italia…”.

Quand’è il suo turno Gasparri si professa contento della “splendida giornata”, guarda la sala piena e le statue colorate che abbelliscono il cinema privato. “Io amo l’arte moderna- dice- il futurismo, in questa casa c’è traccia di futurismo”. E se per Vanzina “Alberto era difficile da piazzare dal punto di vista politico”, Gasparri evidenzia che “non troverete il nome di Sordi su un appello contro la guerra, si è tenuto fuori dalla polemica e per questo ha conservato l’amore popolare”.

Nei convenevoli di fine giornata si parlotta di come ravvivare villa Sordi, che oggi ospita un museo, e la memoria dell’attore. La sua eredità. Non è che dopo Dante (“il fondatore del pensiero di destra in Italia” secondo l’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano) e Pasolini (finito sui muri di Atreju accanto a Charlie Kirk), adesso anche Alberto Sordi si ritrova una tessera di partito in tasca? A spiluccare tra le parole del convegno s’alimenta il sospetto: fustigatore della magistratura, patriota, attaccato dai comunisti che gli davano del “reazionario” ma non capivano niente. Un po’ futurista e allergico alle polemiche, agli appelli contro le guerre, ai girotondi. Vedi che.

Alle 8 di sera la sala si svuota, dagli altoparlanti salutano cantando Monica Vitti e il padrone di casa: “Ma ‘ndo vai se la banana non ce l’hai?”. Polvere di stelle, mentre fuori è buio, e Gasparri interpellato sorride: “Alberto Sordi nel pantheon della destra? Ma Alberto Sordi è nel pantheon di tutti gli italiani… Nanni Moretti, però, dovrebbe scusarsi per quella battuta”. Si fa avanti un signore: “Vero, glielo dica”. E lui, il senatore, non se lo fa ripetere: “A Moretti, ma vaff…”.
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